12 giocattoli anni '90 che hanno segnato la mia tarda infanzia | Nino Baldan - Il Blog

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18 marzo 2015

12 giocattoli anni '90 che hanno segnato la mia tarda infanzia

Collage di giocattoli anni 90 con sfondo koosh: kombattini, mighty max, gig tiger, super liquidator, mini 4wd

Ecco a voi un'edizione speciale delle "12 cose" dedicata ad altrettanti giocattoli che in un modo o nell'altro hanno caratterizzato la seconda parte della mia infanzia! E' d'obbligo una riflessione relativa a un differente periodo economico del nostro Paese, quando anche per una famiglia monoreddito (come la mia) era facile accontentare i capricci del pargolo desideroso delle diavolerie reclamizzate in tv. 
Siete pronti per un fantastico viaggio nel mondo dei giocattoli dei primi, magici anni '90?



01) Super Liquidator


Il Super Liquidator: il giocattolo preferito delle estati degli anni 90
immagine da nonsidicepiacere.it

Comincerei la carrellata proprio con il Super Liquidator, emblema del celodurismo infantile di inizio-decennio: se a incarnare i sogni bellicosi dei marmocchi un tempo c'erano le pistole ad acqua, da un certo momento in poi tutto ciò che non appariva negli spot divenne obsoleto e meritevole di sfottò. Chi non aveva il Super Liquidator non era nessuno.

Come se non bastasse, ogni esemplare aveva un numero progressivo a indicarne potenza: come per i moderni smartphone, la popolarità dell'infante era direttamente proporzionale alla novità (e al costo) del modello. Ogni estate si vedevano Super Liquidator sempre più grossi, addirittura con serbatoio a zainetto, comprati per inzuppare il vicino d'ombrellone con l'esemplare più arretrato. E per rendere più imbarazzante questa lotta a chi ce l'aveva più grosso (il mitra ad acqua ovviamente), c'era l'ambigua pratica di immettere pressione, sbrigata da molti bambini infilando l'arnese tra le gambe e smanettando la leva con entrambe le mani.


02) Bontempi System 5


La tastiera Bontempi System 5
immagine da leboincoin.fr

Per Natale volevo a tutti i costi la "System 5", il cui spot faceva il verso a Jovanotti ripetendo "Give me 5, Bontempi System 5". Sarà dipeso da un subliminale accostamento al mondo Nintendo, ma questo articolo fu a lungo in cima alla mia lista dei desideri. Comprai qualche spartito per imparare "Let it be" e "Sound of silence", ma più che provare tutti gli strumenti e ascoltare la demo già in memoria, alla fine, non feci.

La "System 5" finì presto nel suo scatolone tra vecchie coperte, bomboniere di parenti lontani e brochure delle mie recite scolastiche.
Penso sia ancora là.


03) Versacchiosi



Una collezione completamente inutile di palline parlanti che oggi troveremmo al China-import per pochi cent, ma che all'epoca venivano vendute a fior di quattrini, accompagnate da una martellante campagna pubblicitaria nella loro confezione da scherzo di carnevale.

Ogni testa aveva sul fondo due bottoni che facevano partire un suono campionato, compresso all'inverosimile, riconducibile a un rutto, a un peto, a un conato di vomito.
Ricordo di aver usato soprattutto quello con la risata satanica, nascondendomi al buio e sbucando all'improvviso, traumatizzando il fratellino che all'epoca aveva due anni.


04) Subbuteo


Tre confezioni di squadre del Subbuteo degli anni 90
immagine da subito.it

Quando i vari PES e FIFA ancora non esistevano, l'unico modo per sfidare calcisticamente un amico era quello di stendere la tovaglia verde e far scendere in campo le squadre. Ma il panno del Subbuteo non stava mai steso: le molteplici pieghe coloravano ogni azione con effetti non voluti, portando la pallina ad andare per i fatti suoi. Così mi feci regalare la versione deluxe: una sorta di moquette arrotolata con il nome di Astro Pitch, che nella mente di un bambino significava soltanto "non si stropiccia". Ma nonostante tutto, per effettuare i tiri ci si sbilanciava, cadendo su una miniatura che finiva sempre per spezzarsi; penso di aver passato più tempo a ricomporle con la Super Attak che a disputare partite.

Ricordo di aver creato un campo sul tavolo del salotto, opportunamente contornato dalla staccionata ufficiale: io e mio fratello lo utilizzavamo per sfide 5 vs 5 dove, per motivi pratici, era consentito il gioco di sponda, dando vita a match più vicini all'hockey che al
 concetto originale del calcio.
Un discorso a parte meritano le squadre: ne avevo a decine, dai club alle nazionali, con una menzione speciale per il team di Haiti, regalatomi da mia nonna perché "no penso che sti negretti li ga".


05) Kombattini


Pubblicità dei Ninja Kombattini della Gig
immagine da curiosando708090.altervista.org

Nati negli Stati Uniti come "Army Ants" e divisi in due eserciti (quello arancione con quattro braccia e quello blu con le antenne), i Kombattini giunsero in Italia totalmente slegati da quel concetto: i colori vennero mischiati e i personaggi furono ribattezzati per omaggiare i VIP dell'epoca (da Van Basta il Tosto a Sbarbi la Bombetta, che non capii mai come fossero contrapposti).

Come se non bastasse, oltre allo slogan vagamente da Ventennio ("eroi baldi dai nervi saldi"), la GIG aggiunse la dicitura "Ninja" semplicemente perché andava di moda. Per un periodo la mia vita fu caratterizzata da una vera dipendenza da Kombattini: una mia giornata non era tale senza l'acquisto di almeno una bustina, che palpeggiavo per intuire la figura presente al suo interno. E come per un ludopatico incallito, la delusione era sempre accompagnata dalla voglia di rifarmi, dilapidando così la pensione della nonna.

C'erano anche i "barattoli" e le "piramidi" che contenevano più personaggi: manco a dirlo tiravo su chissà quali capricci affinché mi venissero regalate. La mia era diventata una mania: giravo da tabaccaio a giocattolaio, convinto di sapere chi avesse i pezzi più rari e chi invece le solite scartine.

La mia passione fu talmente intensa che mio nonno arrivò a costruirmi degli ingegnosi playset in compensato, tra i quali ricordo il fortino, la cella di isolamento ed una terrificante ghigliottina con meccanismo funzionante, che soddisfava i miei desideri di giustizia militaresca verso i soldatini che non avevano obbedito agli ordini dei gommosi superiori.


Finché scoprii una cartoleria dove le confezioni erano state aperte e le figure disposte in una cesta di vimini: inizialmente feci i salti di gioia, ma come avvenne per tutte le passioni della mia infanzia, il mio interesse per i Kombattini iniziò presto a scemare.


06) Truciolones



I cosiddetti "Koosh" furono un elemento cult dei primi anni '90: ogni bambino possedeva almeno una pallina-porcospino attaccata allo zaino, all'astuccio o alle chiavi, da utilizzare come antistress o - nei momenti di noia - da lanciare da una parte all'altra della classe. Arrivarono poi i Truciolones, con tanto di viso e braccia; prima monocromatici, successivamente dotati di sfumature: fu una moda dalla quale mi tirai completamente fuori, visto che i soldi delle paghette preferii spendere in altro.


07) Gig Tiger


Il videogioco portatile Golden Axe della serie Gig Tiger
immagine da gamesvilage.it

Non ricordo per quale patologia, ma all'età di 6/7 anni dovetti affrontare un ciclo di iniezioni intramuscolari; le punture venivano eseguite da una suora che si recava al mio domicilio, procurandomi ogni volta un dolore lancinante.
Per me fu un vero e proprio trauma, tant'è che mia madre decise ad ogni seduta di premiare la mia sopportazione con un giochino Gig Tiger: si trattava di congegni elettronici alquanto plasticosi con uno schermo LCD a sfondo fisso, che a seconda delle situazioni faceva accendere una serie di figure predisegnate.

Ne ebbi tre: "Paperboy", "Golden Axe" e "Shinobi"; per quanto rudimentali rappresentavano l'unico modo di giocare in mobilità, e ogni compagno di classe arrivò a possederne almeno un paio. Ricordo che ne fecero anche per le femmine, dotati di molti meno tasti (due/tre) e una fastidiosissima musichetta composta da "bip" che si protraeva dall'inizio alla fine della partita. Ma ben presto mi venne preso il Game Boy, e questa parentesi della mia vita fortunatamente finì, aprendomi le porte a tutt'altro mondo.


08) Sfrizzo ti schizzo


Alcune bustine del giocattolo anni '90 Sfrizzo ti Schizzo
immagine da giocattoli80.forumfree.it

Un'altra serie collezionabile, un altro giocattolo con il nome alquanto ambiguo. Correva l'estate del 1993, e gli "Sfrizzo ti schizzo" erano riusciti nell'impresa di prendere il posto dei Kombattini: saranno state le invitantissime buste colorate - o la loro somiglianza con il Versacchiosi - fatto sta che non c'era giorno nel quale non tentassi la fortuna, provando a portarmi a casa una testa di gomma che ancora mi mancava. Ricordo ancora il prezzo: 2.500 lire; finché che con grande sorpresa vidi in edicola un numero di Topolino che per 200 lire in meno allegava al giornale una bustina di "Sfrizzo ti schizzo" (definiti chissà per quale motivo "Spruzzallegri").

Depredai le due edicole di Fiera di Primiero (TN) dov'ero in villeggiatura per scoprire che, per qualche inspiegabile motivo, ogni giornalino forniva solo la zucca di halloween, il castoro o il giocatore di baseball.

Copertina del Topolino numero 1962 che allegava uno Sfrizzo ti Schizzo
immagine da ebay.it


09) La palla pazza che straparlazza


Pubblicità della Palla Pazza che Straparlazza, il giocattolo degli anni '90
immagine da ebay.it

Versione successiva della "Roba pazza che strumpallazza", questo giocattolo altro non era che l'edizione gigante dei Versacchiosi. Tanti miei amici le presero, spinti dalla martellante campagna pubblicitaria in stile post-paninaro che ne accompagnò l'uscita, per poi accorgersi che si trattava di una semplice... palla con qualche frase registrata.

Ma il mio interesse era già svanito da tempo e non la comprai mai.


10) I gusci di Mighty Max


Guscio di Mighty Max dei primi anni 90
immagine da yzgeneration.com

Pensati come la versione maschile di Polly Pocket, i gusci di Mighty Max consistevano in piccoli playset richiudibili con al loro interno figure alquanto minuscole, che al giorno d'oggi farebbero entrare in allarme qualsiasi genitore, timoroso che possano essere ingerite o inalate dai propri pargoli.

Con l'intercessione di mio fratello, entrò in casa l'intera collezione: sia la serie regolare, che quella tascabile, comprese la montagna maledetta e l'isola del drago. Con la costante scusa di giocare con fratellino, amavo passare le ore ad immaginare chissà quali trame, quali sceneggiature, arrivando spesso a mescolare i personaggi da un guscio all'altro. La mia passione di booker di wrestling ebbe probabilmente origine da qui.


11) Mini 4WD


La mini 4wd Magnum Saber, direttamente dagli anni 90
immagine da mhahobby.blogspot.com

Ci fu un periodo durante il quale TUTTI i bambini giocavano con le Mini 4WD: quelli più abbienti con quelle originali Tamiya, quelli più sfortunati con le versioni taroccate della Diamond. Non ne ebbi molte, forse due o tre, ma rinunciavo volentieri al gelato, alla merendina pur di entrare in possesso di quelle più costose, e posizionarmi nella fazione giusta di quella lotta di classe che ogni giorno aveva luogo nella mia scuola e a catechismo. Oltre agli sfottò, nei confronti dei possessori Diamond andavano in scena dei veri atti di bullismo che arrivavano a irridere la loro precaria condizione famigliare.

In quel periodo ogni bambino si trasformò in un meccanico, e tutti acquistavano le parti di ricambio nel continuo tentativo di surclassare le macchinine degli altri. Le Mini 4WD non sterzavano, andavano dritte e basta, e le gare organizzate dal vicino negozio di giocattoli si tenevano in una pista a corsie: i mezzi vi venivano semplicemente appoggiati e si incrociava le dita nella speranza che il proprio bolide tagliasse il traguardo per primo. Partecipai a una competizione e mi fermai alla semifinale, nonostante avessi dilapidato una fortuna in cuscinetti a sfera, motori Plasma, batterie speciali e pneumatici dalla maggiore aderenza.

Tutto ovviamente originale, da 20/30/40 mila lire al colpo.


12) Pog


I POG, una delle manie collezionistiche dei primi anni 90
immagine da mummyvsdaddy.com

Ed ecco l'ultimo articolo della carrellata: i POG, costosi dischetti collezionabili in cartone, con i quali si giocava disponendoli in pile e lanciando degli altri dischi in plastica (gli "slammer") nel tentativo di ribaltarli e aggiudicarsene il più possibile. Praticamente il gioco del "tacco" che i miei nonni facevano da bambini ma con una spesa infinitamente maggiore. Odiavo la serie originale, in quanto richiamava nella mia testa un universo alternativ-graffittaro dal quale mi sentivo estraneo: preferii lanciarmi su quella dedicata al calcio, dove ogni squadra aveva il suo "slammer" dorato raffigurante la propria mascotte.

L'ultima incarnazione dei POG che ricordo uscì in occasione di Euro 96, dove i dischetti venivano forniti con gli Snickers; ricordo una nauseante abbuffata solo per ottenere qualche doppione della figurina rotonda di Paul Ince.

Il calciatore inglese Paul Ince che ride
immagine da telegraph.co.uk

2 commenti:

  1. Dobbiamo parlare del Subbuteo, caro Nino. Anche io sono un appassionato :D.

    Oltre al Subbuteo, tra queste tue segnalazioni, Combattini tutta la vita :D

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    1. Da qualche parte dovrei avere ancora tutte le squadre, la maggior parte con gli omini rotti e reincollati con l'attack! :D
      Il mio problema con il Subbuteo è stato quello di non disporre di un tavolo adatto dove giocarci...

      Per quanto riguarda i Kombattini, a trent'anni dal lancio li ricordiamo ancora tutti: segno che la martellante (e ignorante) campagna di marketing di allora riuscì nel suo intento ;)

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