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27 maggio 2019

6 mascotte e personaggi dimenticati del passato

Montaggio con tv a tubo catodico

Dopo aver recuperato la memoria di Mr. Nesquik, simpatico barattolo antropomorfo che ci ha accompagnato fino agli anni '90, andremo oggi a rivedere altre 6 mascotte o personaggi popolari nei decenni passati e finiti, ormai, nel dimenticatoio.

Il post non vuole essere una classifica o una cronologia, ma una carrellata nostalgica che proviene dritta dalla mia memoria: tutti argomenti che mi è capitato di tirar fuori con i più giovani ottenendo in cambio nient'altro che espressioni perplesse e interrogative. 
Un'occasione, per noi nati prima degli anni '90, di fare un tuffo nei nostri ricordi.
E per le nuove generazioni di scoprire un affascinante mondo fatto di nastri magnetici, tubi catodici e tanto, tanto ottimismo.


01) Fido Dido


Fido Dido
immagine da en.wikipedia.org

Inizierei con Fido Dido, l’omino stilizzato ideato nel 1985 da Joanna Ferrone e Lou Rose; a detta di Wikipedia, la sua genesi avvenne direttamente su un tovagliolo di un ristorante.
Sul finire del decennio ottantino ci fu un periodo nel quale il personaggio appariva praticamente dappertutto: abbigliamento, accessori, bibite, divenendo ben presto una delle icone “cool” per antonomasia, (almeno agli occhi di un bambino come me).

Fido Dido era “per grandi”, per chi aveva già effettuato il passaggio dall’infanzia all’età adolescenziale; in lui ci vedevo il mondo dei Fast Food, dell’America, di chi viveva la sua vita. E come un compagno di scuola più grande, suscitava in me un misto di timore e ammirazione.
Dall’87 la mascotte fu testimonial della 7-Up, bevanda che i miei compagni si ostinavano a chiamare “ZUP” (e che forse per questo motivo non ebbi mai la curiosità di assaggiare, immaginando chissà quale sapore).

Il mio ultimo ricordo di Fido Dido: un paio di calzini bianchi che mia madre mi regalò a moda già abbondantemente finita, riportanti, sì, l’effige del personaggio, ma anche una scritta che ne rivelava la loro fattura -diciamo- diversamente originale: “FODI DODI”.


02) Poochie


La cagnolina Poochie della Mattel
immagine da trademark.trademarkia.com

Qualcuno ricorda Poochie, la cagnolina bianca dai capelli fuxia onnipresente nell’universo femminil-infantile degli anni ‘80? Creato dalla Mattel, questo personaggio aveva il suo giornalino, i suoi astucci, i suoi zainetti ma anche i suoi timbrini, che le bambine usavano per “personalizzare” praticamente ogni cosa.

Innanzitutto non capii mai come si pronunciasse il suo nome, limitandomi a chiamarla “POOCHIE” come era scritto. Inoltre, il suo essere prettamente legata al mondo femminile me la rese antipatica già dal primo giorno. Senza contare che portava gli occhiali da sole sulla testa: ma perché? Se il sole è andato via, toglili!
E ciò mi dava ulteriormente sui nervi.


03) Five


Il pupazzo Five, mascotte di Canale 5
immagine da deskgram.net

Five nacque all’inizio degli anni ‘80 come mascotte di Canale 5. Si trattava di un pupazzo dalle sembianze di un draghetto arancione, che avrebbe sovuto richiamare il simbolo del Biscione.
Fu Silvio Berlusconi in persona a commissionarne la realizzazione a Maria Perego, mamma di Topo Gigio, ma, non soddisfatto dei risultati, si rivolse al Gruppo 80 che gli diede le fattezze definitive. A dargli la voce, poi, fu nientemeno che Marco Columbro.

Molto popolare all’inizio (soprattutto tra i più piccoli), con l’acquisto di Italia 1 e Rete 4 Five fu affiancato rispettivamente da Uan e Four: con essi avrebbe dovuto formare un terzetto di mascotte recanti i nomi inglesi delle emittenti, ma in realtà lo sovrastarono fino a farlo sparire.
Il motivo? La progressiva vocazione generalista di Canale 5 spinse l’allora Fininvest a spostare lo spazio per i bambini nelle due “nuove” emittenti. Ecco dunque “Bim Bum Bam” e “Ciao Ciao”, regni rispettivamente di Uan e Four.

Ad essere sincero, i miei ricordi relativi a questa mascotte sono davvero remoti e sfocati, ma lo storico Five, simbolo dei primi anni dell’epopea televisiva del Biscione, non poteva di certo non trovare posto in questa carrellata.


04) Mafalda


Mafalda
immagine da clarin.com

Passiamo ora a Mafalda, nata dalla penna dell’argentino Joaquìn "Quino" Lavado e pubblicata dal 1964 al 1973 sotto forma di strip a fumetti. Si trattava di una ragazzina ribelle, dal carattere impegnato verso ogni guerra e disuguaglianza sociale, e probabile fonte di ispirazione per Lisa Simpson (che vedrà la luce quasi 30 anni più tardi).

Lo strascico della sua popolarità arrivò agli anni ‘80, quando la sua presenza era ancora diffusissima sugli astucci e sui diari di numerose bambine. A trentasei anni dalla sua ultima strip, Mafalda riapparve nel 2009 su "La Repubblica" con una vignetta inviata da Quino e pubblicata in doppia pagina: parafrasando Rosy Bindi, la protagonista comunicava all'allora premier Berlusconi di non essere una donna a sua disposizione.

La vignetta di Mafalda pubblicata su ''La Repubblica'' nel 2009
immagine da repubblica.it

Ma al di là del suo messaggio politico e sociale, nelle mie convinzioni infantili Mafalda altro non era che la scopiazzatura dei Peanuts (che adoravo), e non la degnai di un minimo di attenzione. 


05) Alex Kidd


Copertina di ''Alex Kidd in Miracle World''

Prima della nascita di Sonic, la mascotte ufficiale SEGA era Alex Kidd.
Si trattava di un bambino dalle grandi orecchie ispirato a Sun Wukong, scimmiottino della mitologia cinese conosciuto in Giappone come Son Goku e spunto a sua volta per la saga di “Dragon Ball”.
A detta del suo creatore Kotaro Hayashida, il personaggio avrebbe proprio dovuto essere il Son Goku di “Dragon Ball”, ma problemi relativi alle licenze lo costrinsero a ritoccarne l’aspetto.

Alex Kidd fu protagonista di una breve serie di videogiochi a lui dedicati, a partire da “Alex Kidd in miracle world”, uscito nel 1986 per Master System e successivamente incluso nella memoria della console.
A causa della mia infantile avversione per la Sega, non feci mai una partita ad un titolo che vedeva Alex Kidd come protagonista. Assistii incurante al suo improvviso rimpiazzo avvenuto nel 1991 con Sonic, il porcospino blu creato a tavolino per incontrare i gusti dell’americano medio, che avrebbe così consentito all’azienda nipponica di espandersi maggiormente in territorio statunitense.

Sonic, il porcospino blu targato SEGA
immagine da mobygames.com

La nuova mascotte indossava stivali alla Michael Jackson (di colore rosso per ricordare Santa Claus), sfoggiando un’attitudine cool e un carattere ispirato a Bill Clinton. Inizialmente avrebbe anche avuto avere una fidanzata umana di nome Madonna.

È ovvio che il bambino dalle grandi orecchie, ispirato tra l'altro ad un misconosciuto mito cinese, fu presto destinato all'oblio: dopo la nascita di Sonic, nessun nuovo videogioco di Alex Kidd venne più pubblicato.


06) Ciao


Ciao, la mascotte di Italia '90
immagine da giornalettismo.com

E per concludere il post odierno, ecco il personaggio che per molti rappresenta il picco della storia calcistica ed economica italiana. Sto ovviamente parlando di Ciao, la mascotte dei Campionati Mondiali di Calcio di Italia '90.

All'epoca avevo sette anni; non c'era agendina, spilla, portachiavi che non recasse l'immagine dell'omino con la testa a forma di pallone. Esistevano pure le statuette, i peluche e i poster, pronti a far riecheggiare nelle nostre teste l'indimenticabile "Un'estate italiana", brano ufficiale della kermesse che la maggior parte di noi ricorderà con il titolo di "Notti magiche".

Gianna Nannini & Edoardo Bennato - Un'estate Italiana (1990)

Il nostro Paese si preparava ad ospitare la massima competizione planetaria 46 anni dopo i Mondiali del 1934, svoltisi in pieno regime Fascista e che videro gli Azzurri trionfatori a Roma di fronte a 55 mila spettatori.
Per Italia '90 furono investiti 7.230 miliardi di vecchie lire, più altri 6.000 miliardi provenienti dalle casse statali (fonte: wikispesa.it); furono costruiti ex-novo gli stadi San Nicola di Bari e Delle Alpi di Torino e ristrutturati tutti gli altri. Vennero costruite nuove strutture ricettive e infrastrutture atte allo spostamento dei tifosi.
l'Italia si trovava sotto gli occhi del Mondo; tutto sembrava propendere verso un futuro roseo e decisamente all'avanguardia.

Fu all'interno di questo clima a dir poco euforico che il pubblicitario Lucio Boscardin diede vita alla mascotte Ciao: stando a quanto riportato in questo articolo, l'ispirazione provenne nientemeno che da un semaforo, dopo l'opportuna sostituzione del colore giallo con il bianco.
Non solo: scomponendo il suo corpo era possibile ottenere la parola "ITALIA".


Il bozzetto fu selezionato tra oltre 5.000 idee pervenute agli organizzatori; per alcuni (Gigi Riva in primis) il suo design fu fonte di aspre polemiche, per altri rappresentava finalmente un'Italia moderna, proiettata verso il progresso e finalmente lontana da ogni stereotipo.
Il nome della mascotte venne scelto con un sondaggio promosso dal Totocalcio: alla fine - e per fortuna - "Ciao" ebbe la meglio su "Amico", "Beniamino", "Bimbo" e "Dribbly".

E nell'entusiasmo di un intero Paese, iniziò la cavalcata della nostra nazionale che, sostenuta dall'orgasmico tifo del pubblico di casa e dai gol di uno spiritatissimo Totò Schillaci, si spinse fino alla semifinale contro l'Argentina.

Ma al San Paolo gli Azzurri vennero sconfitti ai rigori: per gli Italiani fu come svegliarsi, di soprassalto, da un bellissimo sogno. Il Paese si ritrovò intasato di strutture inutili, utilizzate per pochi giorni (come l'Air Terminal Ostiense e la stazione Farneto di Roma) o addirittura mai entrate in funzione. Oltre che sommerso da debiti a nove zeri, che soltanto ora stiamo finendo di pagare. A quasi trent'anni di distanza.

De Agostini insieme al CT Azeglio Vicini a Italia '90
immagine da ilnapolista.it

Di quelle notti magiche, di quell'estate italiana restano soltanto i peluche di Ciao che, impolverati e ammuffiti, giacciono in silenzio nei nostri ripostigli.

Se questa ricerca vi fosse piaciuta, vi invito a condividerla. Avete ricordi personali relativi ai personaggi che ho citato?
Ci sono altre mascotte che meritano di essere ricordate: se il post avrà successo, tenetevi pronti alla seconda puntata! 

Nino Baldan


Leggi anche:

. Che fine ha fatto Mr. Nesquik? - scomparsa di una mascotte tutta italiana

. 12 spot anni '80/'90 nei miei ricordi infantili

. 12 giocattoli anni '90 che hanno segnato la mia tarda infanzia

. Calcio, anni '80 e ricordi (di Riccardo Giannini)

10 commenti:

  1. Che i più giovani non li conoscano, è normale. Mi dà più fastidio che nostri coetanei non li ricordino.
    Anche dalle mie parti la 7up veniva spacco chiamata Zup 😅 Preferivo la Sprite.
    A me i timbri di Poochie piacevano, anche i piccoli pupazzi di gomma.
    Mafalda mai tollerata. La trovavo odiosa.
    Alex Kid, da "segaro", per me era il massimo. Gioco ancora oggi al titolo per Mega Drive ma come quasi 30 anni fa, non riesco a superare il terzo livello 😆
    Sonic non sono riuscito mai ad apprezzarlo, il fatto che bisognasse correre per prendere tutti gli anelli e che ciò non mi permettesse di godermi gli ambienti, è stato un grosso punto di demerito.
    Ciao è un mito ma non ricordavo il suo nome.

    Bel tuffo nei ricordi. Grande!

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    1. Alex Kidd, come la maggior parte dei titoli dell'epoca, era certamente più impegnativo di molti videogiochi attuali... allora era richiesta abilità, concentrazione, e il giocatore era ripagato dal semplice superamento di livello...
      A differenza tua sono sempre stato un "nintendaro", e da "cugino" :) ti dico: prova a fare ORA una partita a Super Mario Bros 3. Non solo le vite se ne andranno subito, ma al loro esaurimento bisognerà ricominciare l'intero mondo daccapo. Quanti utenti del 2019 sarebbero disposti a sottoporsi ad una simile "fatica", quando anche la Nintendo inserisce nei suoi giochi i personaggi "facilitati", che non possono farsi colpire e che sterzano automaticamente ad ogni curva?

      In più: gli RPG di una volta richiedevano uno sforzo mentale non indifferente per interpretare gli indizi, capire cosa davvero c'era da fare...adesso si viene direttamente guidati da un indicatore sul radar, se non addirittura da una ben evidente freccia colorata che lampeggia sullo schermo...

      Digressioni a parte, anche ho sempre pensato che la velocità di Sonic mi distogliesse dal godermi il livello, ed è stato uno dei motivi che mi ha sempre fatto preferirgli il suo antagonista baffuto made in Kyoto.

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    2. Gli 8 bit li ho vissuti con la Sega ma i 16 bit per me sono stati soprattutto Nintendo, perché quella mi hanno regalato ma non mancavo di giocare al Mega Drive da mio cugino. Resto leggermente più affezionato alla Sega anche per gli spot con Roberto di Bim Bum Bam 😍
      Ti consiglio questo mio post sul Super Nintendo (anche se è natalizio) 😉
      In effetti più si va avanti e più sono semplici. Le bestemmie o i controller spaccati se li sognano oggi 😝
      Per i GDR (scusa ma sono nazionalista 😁) aggiungici anche che noi li giocavamo in inglese quando l'inglese era come l'arabo per noi italiani!

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    3. Beato te che il Super Nintendo te lo regalarono!
      Per me, colpevole di "avere già NES e Game Boy", il 16-bit Nintendo restò sempre un sogno proibito della mia tarda infanzia/prima adolescenza, come ho raccontato in questo post...

      Ultimamente sto giocando a "Cuphead", un platform la cui difficoltà mi riporta alla gloriosa epoca degli 8-bit...e nonostante i miei sforzi non sono ancora riuscito a finirlo!

      Per quanto riguarda i GDR... altro che scuola! È stato con Zelda e Mystic Quest che, dizionario alla mano, ho imparato i miei primi rudimenti di inglese! Non oso immaginare che succederebbe ora, nel 2019, se l'idioma di Dante venisse depennato dalle opzioni non dico di un gioco di ruolo, ma addirittura di uno sparatutto!

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  2. Ovviamente li ricordo tutti! Fido Dido è durato poco ma come giustamente dici... era qualcosa più per grandi. Mitico.
    Poochie e Ciao non li pensavo "dimenticati".
    Avevo varie cose di Ciao, una mascotte molto futurista. Five l'ho vissuto poco, soppiantato in tutto da Uan e Four... :)

    Moz-

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    1. Per noi che siamo nati negli anni '80, Poochie e Ciao fanno parte dell'irrinunciabile bagaglio culturale della nostra infanzia... ma il fatto che oggi non siano più stati riproposti, che siano in pratica "scomparsi" dai mass media e dall'uso e consumo quotidiano li rende purtroppo "dimenticati" :)

      P.S.: agli inizi degli anni '90, Fido Dido fu rimpiazzato da un'altra mascotte, Cool Spot, che nel giro di qualche anno venne a sua volta dimenticato...te lo ricordi?
      Era un puntino rosso con gli occhiali da sole, al quale furono anche dedicati alcuni videogiochi. Potrei parlarne in un'ipotetica seconda puntata :)

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    2. Umh, ecco... parlane che non lo ricordo molto! :o

      Moz-

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  3. Li ricordo tutti tranne la mascotte di Sega. Quando ebbi in regalo il Mega Deive, c'era già Sonic 😊Il pupazzetto di Five lo vidi da mio cugino che lo aveva avuto per Natale (Forse Natale 1983), e lo volli pure io...risultato: il 'gommapiumoso' Serpentone antropomorfo fece bella mostra di sè sulla mensola della mia camera da letto fino al 2003!

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    1. Io Alex Kidd lo ricordo soprattutto per lo spot del Sega Master System che lo nominava sostenendo fosse già "IN MEMORIA": una frase che mi ha sempre incuriosito visto che dal lato Nintendo questo tipo di promozioni non esistevano. :D

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    2. Già, vero, ora che ci penso, qualcosa mi ricordo... il Master System che, insieme al Mega Drive e al Game Gear, compariva nei vari spot televisivi, tra un Jerry Calà, uno Zenga e un Mancini testimonial! Oppure anche in quella trasmissione, Usa Today, condotta da un giovane Mastrota e da un altro ragazzo (mi sfugge il nome), dove presentavano le ultime novità della Sega.

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