10 attività veneziane scomparse (quindicesima puntata) | Nino Baldan - Il Blog

sabato 18 maggio 2019

10 attività veneziane scomparse (quindicesima puntata)

Composizione stile vintage con 5 attività scomparse

Un saluto e un bentrovati su queste pagine a tutti gli amici del Blog!
Come sapete, la nostalgia è il tema conduttore che più di tutti accomuna i miei post, ma è da un tempo relativamente lungo che non tratto l'argomento "attività veneziane scomparse". Ci eravamo lasciati con la quattordicesima puntata, e con il desiderio inconscio di non doverne scrivere altre: ogni carrellata è sinonimo di altri 10 frammenti della nostra memoria che non esistono più. In maniera forse ottimistica immaginavo che il peggio fosse passato, che Venezia avesse raggiunto un equilibrio fisiologico tra attività turistiche e per residenti. Che non avremmo, in pratica, perso altri pezzi.
E invece da allora ha chiuso Coin, ha chiuso la Fiaschetteria Toscana, ha chiuso Virtualia.

Così, colmo di malinconia, mi sono seduto davanti alla tastiera.
Ed eccomi di nuovo in sella per la quindicesima puntata di "attività veneziane scomparse", con la speranza di lasciare una traccia, una testimonianza, di mettere nero su bianco i ricordi di quando Venezia era ancora una città.
Prima che possano per sempre essere divorati dall'oblio.


141) Coin
Ponte San Giovanni Grisostomo

Il grande magazzino Coin
immagine da siis.pd.it

Un grande magazzino divenuto ormai parte integrante del tessuto sociale veneziano, che mai e poi mai avrei pensato di includere in questa rubrica.
E invece, nel 2018 è arrivata la sua chiusura. Definitiva.

L'arrivo di Coin a Venezia è datato 1946, sebbene la mia primissima visita risalga a metà degli anni '80 quando, ancora piccolissimo, andai con mia madre a prendermi da vestire.
Fu in assoluto la prima volta in cui vidi una scala mobile, rimanendo a dir poco affascinato dal graduale e continuo scomparire dei gradini sulla sua sommità.

Nel 1986 il punto vendita fu colpito da un terribile incendio, scaturito -sembra- dalla fiamma ossidrica utilizzata da un operaio, che costò la vita a tre dipendenti, una delle quali incinta.

Ripresosi dal dramma, Coin tornò ad essere il negozio di abbigliamento più grande e con il miglior rapporto qualità-prezzo di tutto il Centro Storico.
Quando il made in China non era ancora tra noi, era lì che si andava a rifarsi il guardaroba senza spendere un occhio della testa: giubbotti invernali, pantaloni corti, biancheria. In più, due fornitissimi reparti veri e propri fiori all'occhiello del punto vendita: "bambino" e "casa".
Una menzione particolare va proprio al terzo piano dove in fatto di casalinghi era possibile trovare di tutto: dai piatti alle candele, dalle tovaglie alle lenzuola. E sotto Natale, tutto diventava magico, con addobbi e decorazioni di tutti i tipi e per tutti i gusti.

Con l'apertura dei grandi centri commerciali in Terraferma e lo sbarco in città di negozi che offrivano capi import a prezzi minori, la reputazione di Coin come "grande magazzino della convenienza" iniziò a vacillare.

L'interno di un Coin Excelsior appena rinnovato
immagine da where-venice.com

Nel corso dell'ultimo decennio, il punto vendita tentò più volte di reinventarsi, introducendo dapprima dei "corner" di fascia media, fino all'ultimo restauro datato 2015 che lo trasformò in "Coin Excelsior" e che condusse alla progressiva e sistematica desertificazione dei suoi quattro piani. L'abbigliamento sul quale si era deciso di puntare non era abbastanza per attirare la fascia del "lusso", rimanendo al tempo stesso al di fuori della portata economica della sua vecchia clientela.

Sui giornali fu diffusa la notizia che Paola Coin, proprietaria dello stabile, non si fosse accordata con la famiglia sul nuovo contratto d'affitto. La causa? Un improponibile aumento del 500% rispetto al canone precedentemente applicato.
Ed ecco il triste ma annunciato epilogo: domenica 15 luglio 2018 il grande magazzino chiuse per sempre i suoi battenti, mettendo fine a mesi di agonia e desolazione che hanno visto i piani sempre più spogli, gli scaffali sempre più sguarniti, i dipendenti sempre più affranti e sconfitti per un pezzo di Venezia che se ne stava lentamente andando per sempre.


142) Ottica Viani
Salizada San Giovanni Grisostomo

L'ottica Viani a San Giovanni Grisostomo
immagine da google street view

Proseguiamo lungo la Salizada per arrivare di fronte a quella che fu l'ottica Viani.
Il suo nome mi riporterà per sempre ai tempi delle medie, quando decidemmo di abbreviare così il cognome del nostro compagno Vianello, incontrando ogni volta la sua immancabile e permalosa disapprovazione. Fino al giorno in cui ci passammo davanti e gli indicammo con soddisfazione la rossa insegna a caratteri cubitali.

Ci entrai un paio di volte alla ricerca di un nuovo panno per la pulizia degli occhiali, che regolarmente perdevo per le calli della città. Una decina di anni più tardi, il negozio ritornò sulla bocca dei Veneziani per la vociferata avvenenza di una sua commessa.

All'Ottica Viani è toccato il medesimo destino di molti suoi dirimpettai.
Al suo posto ora c'è uno snack bar.


143) Fiaschetteria Toscana
Salizada San Giovanni Grisostomo

Il ristorante Fiaschetteria Toscana a San Giovanni Grisostomo
immagine da tripexpert.com

A poca distanza, a lasciarci è un altro frammento della Venezia che tutti noi conosciamo.
La Fiaschetteria Toscana nacque nell'800 come rivendita di vini destinata ai numerosi residenti che all'epoca affollavano il Centro Storico. La sua trasformazione in un ristorante che ne manteneva inalterato il nome risale al 1956.

Lo ricordo come uno dei luoghi dove la famiglia si riuniva in occasione di battesimi, comunioni e cresime: un folto numero di zie, zii e cugini si sedeva attorno a un lungo tavolo al piano superiore. Obiettivo: un pranzo di pesce del quale, per numero e qualità delle portate, si sarebbe parlato per settimane.
Prevedendo una nostra avversione per crudi, crostacei e frutti di mare, i parenti organizzavano per noi bambini un menù a parte. Fu alla Fiaschetteria Toscana che provai per la prima volta il filetto di manzo. E non lo gradii neppure, abituato ai tagli di carne dal sapore meno accentuato che di solito si danno ai più piccoli.
I miei famigliari, al contrario, non si ponevano alcun problema a terminare ogni portata fosse loro posta davanti, immancabilmente accompagnata da (numerose) bottiglie di buon vino. E quando sulla tovaglia non rimanevano che le tazzine e i bicchierini degli amari, si prospettava per il festeggiato il rito della consegna delle buste.

I locali della Fiaschetteria Toscana (incluso il plateatico) ospitano ora un fast food della catena Burger King.


144) Negozio fotografia
Salizada San Giovanni Grisostomo

La vecchia sede del fotografo a San Giovanni Grisostomo
immagine da google street view

Poco più avanti, ecco un altro luogo della mia infanzia oggi completamente scomparso.

Correvano gli anni '90, un'epoca nella quale dispositivi, giocattoli e console portatili funzionavano ancora a batterie. Mi era da poco stato regalato un Game Boy, e considerata la mia assiduità nel gioco, un set di quattro pile stilo non riusciva a bastarmi per più di due giornate. Una delle mie principali preoccupazioni - e condizione sine qua non per il mio normale equilibrio psicofisico - era la presenza in casa di un numero sufficiente di batterie.

Uno dei miei rifornitori era "queo dei colori" in Salizada San Canciano (ora bazar); ma considerando che al tempo stesso abbisognavo pure di audiocassette per registrare le sigle dei cartoni in tv, iniziai a rivolgermi al vicino "Radio Perucci" (che attualmente ospita una rivendita di caramelle) o, appunto, a questo negozio di fotografia di San Giovanni Grisostomo.
Pile e audiocassette. Spese da decine di migliaia di lire.

La vetrina era monopolizzata da ogni tipo di apparecchio fotografico esistente; all'interno, sul retro, c'era una stanza con l'esposizione dei televisori in vendita.

Il negozio di fotografia oggi non esiste più; al suo posto ora sorge uno snack bar/gelateria.


145) Virtualia videogames
Rio Terà Santi Apostoli (Giorgione)

Il negozio di videogiochi Virtualia
immagine da google 

Ci ha da poco lasciato Virtualia, l'ultimo negozio di videogiochi del Centro Storico.
Qui i ricordi sono davvero tanti, in quanto si tratta uno dei luoghi più memorabili e significativi della mia intera adolescenza.

L'enorme scelta di titoli d'importazione, la posizione tattica a pochi metri dalla scuola media Sansovino e il passaparola dei suoi clienti permisero ai due soci Fabiano e Massimo di creare una vera e propria istituzione, nonché punto di ritrovo degli appassionati dell'intera città. E non solo: non erano pochi i clienti che arrivavano da fuori città pur di acquistare.

Scoprii Virtualia per puro caso, mentre passeggiavo davanti a quello che un tempo era un negozio di modellismo: notai in vetrina due televisori 14 pollici Mivar collegati uno alla (prima) Playstation e uno al Nintendo 64, e la mia attenzione di focalizzò sul secondo.
Un inconfondibile Hulk Hogan stava affrontando un avversario dal volto dipinto di bianco.
Pieno di curiosità, entrai: si trattava di "Virtual Pro Wrestling 64", che tra le altre cose risvegliò a distanza di anni la mia infantile passione per il wrestling.

In un'epoca nella quale internet era ancora ai suoi albori, e mettere le mani su un titolo americano, giapponese o comunque assente nella grande distribuzione era tutt'altro che semplice, iniziai a passare regolarmente per aggiornarmi su nuove uscite e futuri arrivi.
Oltre ai titolari conobbi molteplici persone con i miei stessi interessi, alcune delle quali fanno tutt'ora parte del novero ristretto di quelli che chiamo "i miei migliori amici".

Ma la vendita per corrispondenza (che garantisce prezzi più bassi e consegne immediate) e il recente avvento dei download a pagamento hanno irrimediabilmente incrinato la figura del negoziante di fiducia. Dopo la chiusura di Play the game in Calle Lunga Santa Maria Formosa, Virtualia era rimasto l'ultimo baluardo dei videogiochi in Centro Storico.
Finché, nel 2017, l'annuncio che mai avremmo voluto leggere.

Comunicato via Facebook della chiusura di Virtualia

I titoli Sony e Nintendo ora resistono soltanto da Videoconsole in Gran Viale al Lido, oppure in Terraferma.
E le desolanti saracinesche chiuse di Virtualia sono un inconfutabile segno della fine di un'era.


146) Bottiglieria Colonna
Calle della Fava

L'interno della ex Bottiglieria Colonna
immagine da google 

Spostiamoci ora nella Calle della Fava, quella minuscola arteria che tutti percorriamo se ci troviamo a San Lio e vogliamo raggiungere la fermata di Rialto evitando l'immancabile ressa di turisti. Fino a qualche anno fa era presente una bottiglieria, dotata di un'ottima scelta di vini e superalcolici di ogni provenienza.

Era lì che mi rivolgevo per i "souvenir in ritardo": ero di ritorno da una località italiana dalla quale, per motivi di tempo o spazio, non ero riuscito a portare niente ad amici e parenti? Eccomi che uscivo dal negozio con una bottiglia di vino tipico di quella zona, imbottigliato proprio lì. Ed il successo era assicurato.
Un ulteriore ricordo della bottiglieria risale alla mia infanzia, quando mia zia chiamava Fulmine un suo dipendente ormai anziano, a causa, sembra, della proverbiale lentezza che caratterizzava ogni sua operazione.

Le mie ultime visite erano caratterizzate da lunghe e amare conversazioni con i titolari sul triste e inevitabile destino della nostra città, finché un giorno ci passai davanti e vidi che anche loro avevano chiuso.
Al loro posto, un'attività di lavaggio e restauro di tappeti persiani.


147) Cartoleria Marina
Calle lunga Santa Maria Formosa

L'esterno di quella che fu la Cartoleria Marina in Calle Lunga
immagine da google 

Abitando a San Canciano, per la cancelleria mi servivo prevalentemente sotto casa.
Ma la Cartoleria Marinacon il suo vastissimo assortimento di materiale per la scuola, è sempre stata sulla bocca di ogni genitore. Oltre che su quella dei bambini, attirati dalla quantità astronomica di giocattoli che ne affollavano ogni angolo.

Dietro il bancone, poi, esisteva una sezione completamente dedicata ai giochi di società, e poco più a destra quaderni, penne, pennarelli ma soprattutto i cartoncini colorati per le ricerche di scuola. Dalla Marina sicuramente c'era il colore che si cercava.

Sebbene da piccolissimo ne associassi il nome all'ambiente balneare (galeotto fu il probabile acquisto da parte di mia madre di qualche accessorio per la spiaggia), Marina era il nome della titolare, che un po' come una mamma accompagnava ogni bambino alla ricerca del prodotto che gli serviva.
Il ricordo della cartoleria mi riporta ai soleggiati pomeriggi della mia infanzia, quando noi delle elementari potevamo ancora uscire da soli per prendere il gelato nel vicino bar all'Orologio. Ed era dalla Marina che acquistavamo i gessetti per scrivere sui masegni del Campo; era dalla Marina che a carnevale acquistavamo gli scherzi, la cui varietà era seconda forse solo a Pierobon.

Insieme alla presenza dei bambini in zona, se n'è andata anche la Cartoleria Marina, sostituita ora da un negozio di abbigliamento.


148) Calzature Italo Mariani
Ponte della Canonica

Italo Mariani Calzature sul Ponte della Canonica
immagine da google

Ha abbassato per sempre le serrande anche l'ultimo frammento di una Venezia residenziale che resisteva in piena zona San Marco. Italo Mariani era un negozio di scarpe "alla vecchia", con vetrine rientrabili che creavano un labirinto nel quale durante le mie passeggiate infantili con i nonni amavo nascondermi. E all'interno dell'attività, pile e pile di scatole.
Specializzato in calzature casual e formali, era una delle tante "tappe" obbligatorie per il Veneziano alla ricerca stringate o mocassini da utilizzare tutti i giorni.

Ma in una città svuotata dei suoi abitanti e afflitta da un turismo sempre più "mordi e fuggi" c'era ancora spazio per un negozio di questo tipo, situato tra l'altro a pochi passi dalla sua Piazza principale?
Per avere una risposta, ci basta transitare sul Ponte della Canonica e osservare il negozio di abbigliamento "tutto 10 euro" che ne ha preso il posto.


149) Agenzia di viaggi
Ponte della Canonica

L'agenzia di viaggi che sorgeva sul Ponte della Canonica
immagine da google street view

E proprio a fianco, ad averci lasciato è un'attività turistica non destinata ai turisti.
Sto parlando dell'agenzia di viaggi del Ponte della Canonica, che offriva ai Veneziani viaggi, pacchetti e crociere. Un paio di volte ci ero pure entrato per farmi fare preventivi di viaggi che non ho poi mai effettivamente realizzato.

Ma il fai-da-te internettiano si è abbattuto come una scure sulle attività di questo tipo, decimandole in tutta la città. E considerando la breve distanza da una Piazza San Marco battuta ogni giorno da decine di migliaia di turisti, cosa avrebbe potuto aprire al suo posto se non un nuovo ristorante?


150) Vino e... Vini Enoteca
Salizada del Pignater (Bragora)

La vecchia enoteca Vino e... Vini alla Bragora
immagine da google street view

E concludiamo la nostra carrellata di oggi parlando di una seconda enoteca che ha da poco abbassato le serrande.

La zona è quella di Sant'Antonin, poco distante dalla Bragora: in un circondario prettamente residenziale, fino a poco tempo fa resisteva "Vino e... Vini", gestita da una coppia di signori anziani. Ne venni a conoscenza relativamente tardi, quando la chiusura era già evidentemente in programma, ma le poche volte in cui mi decidevo di acquistare una bottiglia mi fissai di volerla prendere lì, per solidarietà tra locali.
Ovviamente ciò non fu sufficiente per far resistere l'attività, e dopo un breve periodo di restauro i locali riaprirono. Per divenire una sala distaccata del vicino ristorante.


E anche per oggi è tutto! Mi auguro che questo viaggio dolceamaro a ritroso nella memoria abbia anche a voi risvegliato tanti bei ricordi.
Se il post vi è piaciuto e volete leggerne altri di questo tipo... non esitate a condividerlo!
Un abbraccio

Nino Baldan

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18 commenti:

  1. Ciao Nino! Sono contentissimo che sia ricominciata questa rubrica, sebbene con una nota di amarezza per le inarrestabili chiusure di attività nella nostra amata Venezia. Alla tua puntuale carrellata, aggiungo, se posso, una curiosità sull'enoteca della Bragora: prima ancora di quella (ora sostituita da una porzione di ristorante) negli anni 80/90 c'era un negozio di materiale elettrico dove per un periodo ha lavorato come socio un mio amico elettricista, appunto. Aggiungo anche questo: per me la cartoleria Marina per antonomasia era quella in Fondamenta de l'Osmarin (vicino al Ponte dei Greci), dove mi sono rifornito per anni di Quaderni, penne ecc. avendo fatto ke elementari alla scuola Diaz lì vicino. Conosco bene anche la cartoleria/negozio di giocattoli che si trovava in calle lunga Santa Maria Formosa, e forse Marina era (è) il nome della Signora che la gestiva, ma non credo che il negozio si chiamasse così 😉

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    1. Ciao Francesco e bentornato su queste pagine!
      1) la rivendita di materiale elettrico al posto dell'enoteca sinceramente non la ricordo, anche perché all'epoca abitavo da tutt'altra parte... probabilmente non ci ho mai fatto caso. Grazie della tua segnalazione!
      2) noi di San Canciano chiamavamo "cartoleria Marina" quella di Calle Lunga per il nome, appunto, della sua titolare :) (facendo una ricerca su Google per "castello 6230" ancora figura "di Gambara Marina").
      Mi sai dire più o meno intorno a che anno ha chiuso quella di Fondamenta dell'Osmarin?

      Ciao e grazie ancora per il tuo feedback!

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    2. Grazie a te, per il lavoro certosino di ricerca! In effetti quel negozio di materiale elettrico non è esistito per tanti anni, forse 4/5, andando a memoria. Io abitavo in campo Bandiera e Moro, poi nel 2003 mi sono trasferito.
      Ah ecco, fatalità si chiama Marina la gestire della cartoleria di Santa Maria Formosa 😉Riguardo invece alla Caroleria Marina di fondamenta de l'Osmarin, mi pare di ricordare che fino ai primi anni 2000 fosse tale e quale a come era quando andavo alla Diaz (anni 80), poi passando di lì di tanto in tanto avevo notato che si era rimpicciolita trasferendo il negozio vero e proprio nei locali che prima usava solo come deposito e vetrine (quelle appena dopo il bar del ponte dei Greci, per intendersi, circa 50 metri più in là). Poi ha chiuso anche quello spazio, e non saprei dire esattamente quando, forse 2007/08, a spanne.

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    3. Grazie per i tuoi contributi, Francesco... io in effetti della cartoleria di Fondamenta dell'Osmarin ho ricordi molto sbiaditi per motivi topografici: abitando in un'altra zona, non era uno dei luoghi che frequentavo abitualmente per rifornirmi di cancelleria...

      Ad ogni modo, la cartoleria di Venezia che più delle altre rimarrà per sempre incisa nella mia memoria è Pierobon in campo San Luca (con un intero piano dedicato ai giocattoli). Concordi anche tu? :)

      Rimani sintonizzato e a presto! :)

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    4. Buonasera Nino! Certamente, rimango sintonizzato molto volentieri!
      Eh sì, Pierobon, come dimenticarlo! A dire il vero non ci andavo spesso, a esercitava su di me un certo fascino il piano superiore dedicato ai giocattoli, presi una o forse due squadre di Subbuteo abbastanza rare lì, in quanto avevano in catalogo anche articoli degli anni 70, ormai irreperibili in altri negozi. Poi ricordo con affetto l'entusiasmo e il desiderio con cui osservavo i poster dei Masters of The Universe affissi alla parete lungo la scala che portava al piano superiore (intorno al 1983/84, ma poi rimasero lì attaccati negli anni seguenti, anche). Se non erro, il primo castello di Grayskull esposto in vetrina lo vidi proprio da Pierobon, con i primi personaggi, quali Skeletor, He-Man, Teela ecc.

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  2. Ciao Nino, complimenti per il tuo bellissimo e documentatissimo lavoro,ancora più meritevole se fatto da un giovane come te.Pensare ad attività veneziane scomparse che mi hanno accompagnato fin dall'infanzia mi mette malinconia.Proverò a pensare ad altri negozi per integrare la tua lista e intanto provo a suggerirti un'altra idea. perchè non completare la descrizione affiancando la foto attuale a quella di com'era il negozio?Credo che quelle degli esercizi commerciali più famosi non siano difficili da trovare, per gli altri si può provare a fare una ricerca tramite ex titolari e dipendenti ,veneziani amanti della fotografia presenti anche in gruppi fb dedicati alla Venezia che fu.Posso darti una mano!a presto

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    1. Ciao Silvia e benvenuta nel Blog!
      Innanzitutto grazie per i complimenti: è sempre bello trovare il riscontro dei Veneziani che si rispecchiano nelle mie ricerche e nei miei ricordi!
      Per quanto riguarda le immagini: cerco sempre di inserire la foto dell'attività originale (se presente in rete), oppure, se la sua chiusura è stata recente, mi avvalgo della sua traccia lasciata da Google Maps.
      Ma molto spesso, quando sono trascorsi decenni, è difficile risalire anche al nome dei titolari, soprattutto se si tratta di negozi non centrali, di vicinato; luoghi dei quali non si è pensato di lasciare tracce perché, ingenuamente, li si riteneva immutabili, imperituri, destinati a durare in eterno.
      Se tu fossi in possesso di qualche immagine "d'epoca" di un'attività scomparsa da me citata (o della quale non ho ancora parlato), ti prego di inviarmela, affinché questa carrellata sia quanto più esaustiva possibile per tenere viva la memoria di una Venezia che non c'è più!
      A presto!

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    2. È proprio così, non è semplice reperire tracce fotografiche di attività commerciali che non fossero storiche (tipo Marforio, per dirne una), ma connesse a semplici botteghe di 'quartiere'. Io nel mio piccolo con un amico e compagno di scuola, ai tempi, mi sono messo alla ricerca di documentazioni fotografiche non solo dei negozi, ma proprio della vita di strada, per così dire, delle mie zone di origine (Bragora )e non è affatto semplice (sono interessato agli anni 70/80/90). Ai tempi difficilmente si facevano fotografie senza una occasione particolare (cresima, qualche festa in campo ecc.).

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    3. Oggi con i telefonini la fotografia è divenuta qualcosa di quotidiano, di scontato... Ma un tempo, quando le pellicole costavano e bisognava svilupparle, il mezzo era davvero relegato alle occasioni particolari quali feste e cerimonie...

      I miei nonni ad esempio si ritirarono nel 1980, ma di foto del loro vecchio ristorante mi sembra di non averne mai viste.
      Del personale e dei famigliari che lavoravano con loro, sì, ma non certo scattate nel luogo dove passavano la maggior parte della giornata; c'è n'è una serie dove sono tutti in gita in montagna. :)

      Ovviamente le eccezioni ci sono (e sono proprio queste le documentazioni più preziose, che dobbiamo conservare e condividere prima che cadano per sempre nell'oblio) ma, soprattutto per quanto riguarda i piccoli negozi di vicinato, non é nemmeno scontato che esistano o che siano mai esistite... :(

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    4. Proprio così, Nino, se ci sono, queste documentazioni fotografiche, sono rare e anche di difficile reperibilità (spesso chi ha scattato le foto 30 o 40 anni fa non ricorda dove le ha messe, che fine hanno fatto, ecc.).

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    5. Proprio in questi giorni mi sono imbattuto nel fotografo veneziano Roberto Catullo che mi ha dato accesso al suo archivio! Ha del materiale più unico che raro, uno dei pochissimi che ha pensato di raccogliere testimonianza di alcuni negozi storici prima che chiudessero...
      Ho già aggiornato la seconda puntata con immagini "d'epoca" relative a tre attività che ormai fanno parte dei nostri ricordi!
      Nei prossimi giorni, tempo permettendo, integrerò la mia ricerca con le altre, per rendere questo lavoro il più completo possibile!

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    6. Appena ho tempo ne integreró delle altre... Senza dimenticare che sono un attesa di materiale inedito proveniente dall'archivio del buon Roberto!

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    7. Perfetto! Tra l'altro due cambiamenti nel paesaggio urbano (diciamo così) freschi freschi: lo storico barbiere tra fondamenta del rosmarin e campo San Provolo, noto anche per l'affissione sulle vetrine di poster e pagine di giornali sulla juventus, ha chiuso da poco ma...si è solo trasferito in Salizada del Pignater, sì, quella in zona Bragora, Salizada già entrata nelle tue e mie discussioni nei giorni scorsi. Poi un'altra attività che oggi ho visto chiusa e sostituita da un negozio cinese (credo sia cosa di questi giorni, recente) è quel negozio di scarpe che stava tra San Paolo è Sant'Aponal, zona rivetta, vicino all'edicola.

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    8. Il trasferimento del barbiere l'avevo visto, mentre della chiusura del negozio Campiello dei Meloni ti ringrazio, e potrebbe rientrare come "attività segnalata dai lettori" delle prossime puntate!

      La SEDICESIMA è già pronta, anzi, colgo l'occasione per annunciare che verrà pubblicata LUNEDÌ 1 LUGLIO, tempo di qualche ritocco grafico :)

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  3. Ciao, ti segnalo per la prossima rubrica il negozio appartenuto ai miei nonni, la dolceria in strada Nova. Prima era dove ora c'è una pizzeria biologica, poi si è trasferita in calle dell'oca vicino alla copisteria. Il negozio è stato chiuso nel 2006 e puoi trovare una foto Digitando DOLCERIA CALLE DELL'OCA. C'è un altro negozio interessante che ha chiuso di recente, sempre lì in zona, c'era uno che riparava materassi, non so molto, ma se chiedi in copisteria in calle dell'oca sapranno dirti di sicuro. A presto

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    1. Grazie Gb per il tuo contributo! Nelle puntate precedenti la decima attività era sempre dedicata alle segnalazioni dei lettori... Quale migliore occasione per ripristinare la tradizione? :)
      Ho già messo la dolceria di Calle dell'Oca in scaletta per la sedicesima puntata, che salvo imprevisti sarà pubblicata nel corso del mese.
      Per ulteriori segnalazioni e/o altri dettagli sulla dolceria scrivimi pure via mail!
      Grazie ancora e a presto :)

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