Il Gabibbo, tra ricordi infantili e la WWE (momenti televisivi) | Nino Baldan - Il Blog

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3 giugno 2015

Il Gabibbo, tra ricordi infantili e la WWE (momenti televisivi)

Il Gabibbo degli esordi e sul ring WWE contro Batista

Il Gabibbo nacque il primo ottobre del 1990 come mascotte della trasmissione "Striscia la notizia". Era un pupazzo tutto rosso, con la testa dall'equivoco aspetto fallico, la sua parlata caratterizzata da un forte accento genovese.
Il suo nome fu coniato proprio da un vocabolo in uso in quella zona, con il quale i marinai liguri definivano indistintamente arabi e meridionali, scimmiottando la parola "habibi" ("amore, amato") con la quale i levantini appellavano gli interlocutori. Anche a Venezia, fino agli anni '80, gli abitanti del sud erano definiti "cabìbi", prima che il ben più dispregiativo termine "terrone" fosse si diffondesse in laguna attraverso i mass media nazionali.

Nato dalla fantasia di Antonio Ricci, il Gabibbo era strano. Oltre ad essere rosso e tutto "nudo" (a differenza del look attuale che lo vede in finto-smoking), diceva cose incomprensibili, come "besugo", termine che io interpretavo come "vesuvio". Lo disegnavo spesso, anche in classe, sempre accompagnato dal toponimo del vulcano partenopeo, in un involontario quanto azzeccato accostamento Gabibbo-meridione.
Per via della forma della testa, chi non fosse stato a conoscenza del pupazzo avrebbe interpretato quegli scarabocchi come osceni e pornografici.

Nella prima edizione di Paperissima sprint, il Gabibbo cantava la sigla finale: "Ti spacco la faccia", già colonna sonora di Striscia di quell'anno. E fu proprio il suo stile allegro e disimpegnato, non dissimile da quello di Francesco Salvi, che iniziò ad affascinarmi. 

La Fininvest fece anche pubblicare un disco, che nel corso delle mie passeggiate pomeridiane vidi esposto da Caputo, quando ancora vendeva vinili ed aveva il suo punto vendita nelle ahimè ormai degradate Mercerie veneziane. Lo volevo.


Ma non potendo ovviamente utilizzare l'impianto stereo di mio padre, ed essendo all'oscuro dell'esistenza di una versione in audiocassetta, decisi quindi di arrangiarmi, e di ottenere la mia copia gratuitamente, come si faceva all'epoca, ovvero registrando l'audio dalla tv. Naturalmente, spinto da una fanciullesca pigrizia, optai per attendere l'ultimo momento utile, ovvero l'ultima puntata: posizionai il mio registratore portatile davanti al televisore, aspettando in piedi il momento esatto per premere REC.

Avevo intimato un assoluto e religioso silenzio a chiunque fosse stato in quel momento presente in casa. La sigla partì, e iniziai la registrazione, già pregustando quando nella calma della mia cameretta avrei potuto ascoltare e riascoltare l'allegra canzoncina. Ad un certo punto mio fratello, che all'epoca aveva 2 anni (contro i 7 del sottoscritto), se ne uscì dal nulla con "mamma, quella sembri tu", riferito ad una donna che venne inquadrata per caso.
Urlai come un matto, piangendo e sbraitando contro uno spaventatissimo bambino che mi guardava terrorizzato, ma soprattutto contro mia madre, rea di non aver fatto rispettare un momento di sacralità come quello.

Era l'ultima puntata, di occasioni per registrare e riascoltare la sigla non ce ne sarebbero state mai più. Spensi la tv, spensi il registratore, corsi in camera mia. Di quel personaggio che prima mi era simpatico non volli più sentir parlare: avrei avuto la possibilità di ascoltarmi la canzoncina (finchè la cassetta non si fosse smagnetizzata) e invece no: quel pezzo sarebbe stato condannato all'oblio, per colpa di un un fratello teppista e di una madre che a mio avviso non sapeva fare il suo dovere.

Il Gabibbo tornó in altri programmi, e la mia delusione fu ben presto dimenticata.
Di lui ricorderó la canzone "Fu fu dance" ispirata al tic di d'Alema di soffiarsi nei pugni (cosa che ogni ragazzino dell'epoca ripeteva all'infinito, annoiando anche il più fedele degli amici).


e "le principesse son caramelle", la cui versione strumentale è ancora utilizzata come sottofondo durante alcuni filmati di Paperissima.


E ora un paio di curiosità, giusto per restare in tema.

. La voce del Gabibbo è di Lorenzo Beccati, lo stesso doppiatore dei filmati di Paperissima (suo il celebre "dobbiamo stare vicini vicini"), tranne nelle canzoni, dove a cantare per lui ci sarebbe Antonio Ricci.

. All'interno della mascotte c'è il mimo Gero Caldarelli, che essendo alto 1,53 riesce a guardare attraverso la bocca del pupazzo, alto 1,65.

. nel 2003 la Western Kentucky University intentò a Mediaset una causa per plagio, sostenendo di aver copiato la propria mascotte Big Red, nata nel 1979 dalla fantasia di Ralph Carey. Il procedimento si concluse con un nulla di fatto, in quanto a Ricci fu riconosciuto di non aver mai visto un'immagine di tale pupazzo se non in occasione della disputa.

Big Red, la mascotte americana che avrebbe ispirato il Gabibbo
immagine da thatfan.wordpress.com

. Nel corso del 1990 girava la voce che nel Gabibbo ci fosse stato nientemeno che Silvio Berlusconi.

. Il produttore delle canzoni del Gabibbo è Roberto Turatti, uno degli uomini dietro al successo di Den Harrow.

. Il Gabibbo, non dimentichiamolo, fu nel 2007 il primo lottatore 100% italiano (dopo Bruno Sammartino) ad entrare nella storia come sfidante de facto ad un massimo titolo WWE, in questo caso il World Heavyweight Championship in mano a Batista.
L'incontro fu trasmesso durante il corso di una puntata di Paperissima Sprint , annunciato dall'allora conduttrice Edelfa Chiara Masciotta (ex Miss Italia 2005), che per l'occasione svolse anche il ruolo di arbitro. La contesa fu immancabilmente commentata dalle voci di Christian Recalcati e Giacomo "Ciccio" Valenti, allora telecronisti ufficiali della WWE su Italia 1. Ecco il video che prova l'esistenza del match: mi asterrò dai commenti lasciando la visione ai lettori.


Su Dailymotion esiste una clip di maggiore qualità, relativa soltanto al momento dell'incontro. Cliccate qui per vederla.

Nino Baldan


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1 commento:

  1. Mitico Gabibbo. La storia della causa per via della mascotte non la sapevo. Certo che le somiglia parecchio.

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