''L'ora del Campari'': tra pubblicità e Fascismo | Nino Baldan - Il Blog

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18 gennaio 2019

''L'ora del Campari'': tra pubblicità e Fascismo

ora campari crivel spot

Ricordo come fosse ieri l'sms ricevuto da un amico, che tra l'allarmato e lo stupefatto mi segnalava che in televisione stessero passando "la nuova pubblicità del Campari accompagnata da una canzone fascista".
Correva il 2008; rincasai con più di qualche dubbio, e una volta acceso l'apparecchio, manco farlo apposta, mi ritrovai di fronte a questo spot.


La datazione delle sonorità era inconfondibile, sebbene non si possa automaticamente bollare come "fascista" ogni produzione musicale italiana realizzata tra il 1922 e il 1945. 

Certo, nelle nostre teste di posteri l'abbinata "trombe-voce tenorile-testo aulico" rimanda immediatamente a quello, ma mica per forza dovevano c'entrare Mussolini, l'Impero e la propaganda di regime in ogni canzone composta durante il Ventennio!
Si trattava semplicemente di un canto spensierato, ideato per pubblicizzare la celebre bevanda alcolica nata a Milano già nel 1860.
Oppure no?

Facciamo un po' d'ordine: chi era Crivel, il tenore interprete di "L'ora del Campari"?
Nato a Milano nel 1889, Ferdinando Crivelli iniziò negli anni Venti come pianista dell'orchestra di Stefano Ferruzzi; è difficile stilare una sua discografia completa in quanto nel corso della carriera utilizzò diversi pseudonimi, come Tenore Orsini, Tenore Bello, Italo Corsi, Berettini, F. Rossi, E. Torres, D. Berri (fonte: ildiscobolo.net).

immagine da it.wikipedia.org

Sua era la voce di alcuni successi dell'epoca, come la celebre "Parlami d'amore, Mariù" (1932, colonna sonora di "Gli uomini, che mascalzoni...") e "Maramao perché sei morto" (1939), oltre ad aver firmato le versioni italiane di "Ehi Oh" e "Impara a fischiettar" tratte dal film Disney "Biancaneve" sotto l'alias di F.Rossi (1938).

Ma andando a spulciare l'elenco dei suoi lavori, non possiamo fare a meno di non notare pezzi spiccatamente a sostegno del Regime come "Adua" e "Ti saluto e vado in Abissinia" (1935), "Duce, Duce, Duce!" e "Inno marcia per il legionari dell'Africa Orientale",(1936), "C'era una volta il Negus" (1937), "I tre condottieri (Mussolini-Hitler-Franco)" (1938), "Passano i battaglioni" (1940), "Adesso viene il bello" (1941).

Crivel - Io ti saluto vado in Abissinia (1935)

Avevo già parlato di momenti televisivi nei quali il Regime veniva in qualche modo citato; ma andiamo ad ascoltare "L'ora del Campari" nella sua interezza e scopriamo se ci troviamo di fronte ad un altro "Fascismo che non ti aspetti", recuperato sulle reti nazionali a più di 60 anni dalla sua fine.

Crivel - L'ora del Campari (1932)

La prima parte del testo, quella utilizzata dallo spot del 2008, in effetti, non dice nulla di diverso da ciò che ci si aspetterebbe da una canzone nata con finalità pubblicitarie.


Quando al fine d'un giorno noioso
La gaiezza risorge nel cuor
Cerca ognuno il perché prodigioso
E domanda con grande stupor
Donde viene questa gioia verace
Ogni crisi finita è davver
Forse al mondo ritorna la pace,
no, credete, è un motivo più ver

Se d'affanni, vecchi malanni,
non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto
e la vita trova bella
Se ragione misteriosa
a gioir ciascuno appella
Questa è ora senza pari,
questa è l'ora del Campari


Fortunato Depero "Squisito al Seltz" (1926)

La seconda strofa non aggiunge nulla di diverso, se non ulteriore lirismo e ricercatezza nel linguaggio, che in un periodo come quello attuale, dove tutto è improntato sull'appiattimento e sul minimo comun denominatore culturale, non possono che fare piacere.


Brilla il sole nel cielo in festa 
o di pioggia si inondi il terren 
a quest'ora nel cuore si riversta
il pensiero che tutto va bene
poi che la gioia salta e vermiglia
e il sol ci rifiuta calor
campari l'ha chiusa in bottiglia
onde tutti ripetono in cor
(rit.)



Ma è quando si arriva alla terza parte che forse è meglio abbassare il volume, per evitare che le inconfondibili sonorità, unite ad un testo piuttosto tipico del'epoca, possano dare adito a spiacevoli incomprensioni.

Quando gli stranieri in carovana
Dalle brume di nordico suol
ripercorron la terra italiana
Nel tepore dell'italo sol
Ammiran sui colli di Roma
nuove glorie ed eterno splendor
Ma lasciando dei fiori l'aroma
con rimpianto ripeton tra lor
(rit.)

Siamo di fronte ad una "canzone fascista"? No, anzi, "ni", considerando l'innegabile enfasi nei confronti della Patria che caratterizzano il testo... quali sono queste "nuove glorie" se non le politiche promosse da Benito Mussolini, affiancate all'"eterno splendor" che, insieme, caratterizzano l'antica (e futura) Capitale dell'Impero?

"L'ora del Campari" è specchio dell'epoca nella quale è stata composta; pur non nominando mai espressamente alcun tema politico, la presenza degli ideali che la permeano non è differente dal ricorrente politically correct che invece pervade buona parte delle attuali produzioni mainstream. Per fare breccia nel pubblico, oggi è necessario dimostrarsi "aperti" e "solidali" nei confronti di ogni tipo di minoranza... allora invece, per cavalcare il gradimento dell'ascoltatore, il pennino andava intinto nel calamaio del nazionalismo e dell'orgoglio patrio.
I tempi cambiano, la pubblicità e la musica pure.

Nino Baldan


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  1. bel post Nino!
    Ti volevo commentare con un "Io preferivo lo spot del Martini con le chiappe di Charlize" :D.
    Comunque mi piace molto la tua riflessione finale, credo sia proprio così...

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    Risposte
    1. Grazie Riccardo!
      Ho sempre trovato curioso spulciare nelle epoche passate e confrontare come la morale, il senso del pudore, ció che “è corretto” oppure no siano radicalmente cambiati. Basti pensare ad alcune, allora innoque, commedie all’Italiana degli anni ‘70 e ‘80: quante delle loro battute sarebbero ancora proponibili?
      Anche questa canzone di Crivel all’epoca appariva nient’altro che “in linea” con il pensiero allora in voga...

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