12 articoli vintage di cancelleria - aneddoti e ricordi sulla scuola anni '80 e '90 | Nino Baldan - Il Blog

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20 ottobre 2019

12 articoli vintage di cancelleria - aneddoti e ricordi sulla scuola anni '80 e '90

Composizione anni '80/'90 con penne e cancelleria vintage

Siamo nella seconda metà di ottobre, con mattine fresche accompagnate dalla tipica nebbia autunnale: un'atmosfera che non può che riportarmi ai tempi della scuola.
E quando aleggiava questo clima, significava soltanto una cosa: l'anno scolastico era appena iniziato. L'estate era ormai un ricordo, e dentro di noi regnava la tristezza in quanto compiti, interrogazioni e verifiche ci avrebbero accompagnato ancora per molti mesi; ma cercavamo di farci forza, di ingannare il tempo parlando d'altro, mentre sul banco avevamo tutta la cancelleria nuova, che profumava ancora di cartoleria.

Ma cosa ci portavamo a scuola tra gli anni '80 e gli anni '90?
Cavalchiamo i nostri ricordi e cerchiamo di analizzare gli astucci-tipo della nostra infanzia!


1) Penna stilografica


Penna stilografica Pelikan
immagine da pinterest.com

Un elemento imprescindibile per chi ha fatto le elementari venti/trent'anni fa: le maestre volevano che ogni bambino scrivesse in maniera corretta, evitando di sbavare e di premere troppo - o il pennino si sarebbe rotto.

La Pelikan deteneva il monopolio delle stilografiche: ne produceva di ogni foggia e colore, tutte accomunate dallo stesso sistema di cartucce: ogni penna ne ospitava due, una in uso e un'altra - di riserva - che andava infilata a rovescio. Il contenuto scendeva dal pennino e si distribuiva sulla carta; per asciugare impiegava tempi biblici, costringendoci il più delle volte a passarci sopra e sbavare, anche se la maggior parte d'inchiostro finiva direttamente sull'esterno della mano: il marchio di riconoscimento di ogni utilizzatore della stilo.

Ma l'uso più temuto della penna era quando si impiegava come aspersorio per "benedire" i compagni, lanciando schizzi d'inchiostro che macchiavano vistosamente i nostri grembiuli d'ordinanza: personalmente ricorrevo a questo metodo come la più estrema delle soluzioni, quand'ero infastidito e nessun altro sistema era più applicabile.

Ma nonostante questo, guai a domandare di scrivere con la biro: ricordate il ristorante giapponese di Fantozzi dove il pane era proibito anche solo a nominarlo? Beh, più o meno.


2) Cartucce per la stilografica


Cartucce vintage Pelican royal blu per penna stilografica
immagine da ufficio80.it

Dovendo utilizzare la stilografica, in ogni astuccio non mancava mai una scatola di ricambi da sei pezzi ciascuna. Sul mercato si trovavano diversi colori, ma quello più utilizzato era il "royal blue", l'unico cancellabile col cancellino. Ogni cartuccia era sigillata da una sfera di plastica, che al momento dell'inserimento sarebbe "rientrata" permettendo all'inchiostro di scendere, ma molto spesso i pezzi finivano in bocca e venivano masticati: un "must" era quando un bambino si alzava con la lingua blu e con una voce che rasentava l'incomprensibilità chiedeva di andare in bagno a risciacquarsi.

Un paio di volte capitò anche a me: non posso dimenticare quel sapore aspro che mi si diffuse nelle fauci non appena scoppiò la cartuccia.


3) Cancellino Super Pirat


Cancellino vintage Super Pirat della Pelikan
immagine da blog.libero.it/anni70

Per molti era un'ancora di salvezza, in quanto l'unico sistema in grado di correggere le sbavature e gli errori della stilografica. Il cancellino Super Pirat aveva due estremità: una bianca con pennarello chimico e una blu con un indelebile per "riscrivere" sopra alla sostanza dissolvente. Il fusto era venduto in numerosi colori, tutti con l'immagine del pirata e due tappi zigrinati che apparivano masticati già dopo un paio di giorni.

Con il Super Pirat era facile ovviare ogni errore, ma esisteva una "fregatura": il colore della punta blu era diverso dal "royal" delle cartucce, e ogni correzione veniva notata dall'insegnante. A meno che non si giocasse "sleale", riscrivendo a cancellino l'intero tema, cosa che poneva un'immediata fine alla carica residua.

E quando un cancellino si seccava o non scriveva più, lo si spezzava al centro e si sfilavano le due cartucce: chi non ricorda lo strano odore di quella bianca?


4) Penna Paper Mate Replay


Penne cancellabili Paper Mate della Replay
immagine da trovacartucce.it

L'unica materia in cui la penna biro era permessa era la matematica: per impartirci meglio la concezione dei numeri, si era deciso che le decine sarebbero state rosse, e le centinaia verdi. La nostra scelta ricadde sulle Paper Mate il cui nome, data la mia scarsa infarinatura d'inglese, richiamava la figura di un papero... matto.
E a differenza di altre penne in circolazione, erano completamente cancellabili: l'inchiostro veniva via che era un piacere, il solco lasciato sul foglio... quello no.

Il cappuccio aveva un gommino, simile a quello delle matite e di fatto inservibile se non si voleva decorare ogni sbaglio con un segno colorato; come il resto della cancelleria veniva morso, staccato e sputato da qualche parte.


5) Matita Noris Staedtler giallonera


Matite Noris giallonere della Staedtler
immagine da cartoleriadigitale.com

Ognuno di noi possedeva una matita Staedtler giallonera, con l'estremità di diverso colore a seconda della durezza. Oltre ai vistosi segni di dentatura, le cadute e le battaglie a colpi di zaino lasciavano il segno sulla mina interna, spezzandola in più punti; ogni volta che la si temperava, ne usciva un lungo frammento, e ciò ci obbligava a proseguire e a consumarla sempre più.

Qualcuno ci faceva la punta da entrambi i lati, ed è una cosa che non ho mai sopportato: oltre ad essere un inutile vezzo estetico, rendeva la matita scomoda da maneggiare, soprattutto quand'era piccola.


6) Gomma Staedtler bianca


Gomma bianca Mars Plastic della Staedtler
immagine da shadesdirect.eu

La gomma per antonomasia, presente in ogni astuccio.

In pochi riuscivano a tenerla intera per più di qualche giorno: la parte cartonata veniva strappata, e il corpo dell'oggetto infilzato da penne e matite, in un'operazione per combattere la noia nelle ore più tediose. La gomma finiva così per rompersi, lasciando nell'astuccio due o più pezzi intrisi di inchiostro e grafite che costringevano mamma e papà a mettere mano al portafoglio e acquistarne una nuova.


7) Gomma Pelikan rossoblu


Gomma rossoblu della Pelikan BR 40
immagine da pelikan.com

La morbidezza della Staedtler bianca era ottimale per i segni a matita; per cancellare la penna (specialmente la Paper Mate Replay) era più indicata la Pelikan bicolore: la parte rossa per i segni leggeri, mentre quella blu, dalla consistenza simile alla carta vetrata, si diceva funzionasse anche per l'inchiostro della biro.

Il risultato erano delle vistose abrasioni che spesso sconfinavano in un buco da un lato all'altro della pagina, soprattutto quando si ricorreva alla saliva per accentuare il suo potere.


8) Colla stick Pritt o UHU


Colla stick della Pritt e della UHU

All'epoca, la colla in stick era obbligatoria per i ritagli d'ispirazione per i temi o, in alternativa, per le schede di matematica.
La marca più diffusa era la Pritt, più per la sua ricorrenza pubblicitaria sul Topolino che per altro; qualcun altro aveva la UHU, commercializzata anche in viola per vedere dove si incollava. Si era creata una dicotomia tra gli utilizzatori dei due marchi, che a volte sfociava in una vera e propria rivalità.

Ma la cosa che più mi rimase impressa fu quando la suora ci consegnò un triangolo rovesciato con le moltiplicazioni; lo incollai sul quaderno, e per abbellire la composizione ci disegnai innocentemente due gambe, dando vita ad un...uomo in mutande, realizzato senza alcuna malizia. Ricevetti rimproveri e venne convocata mia madre, sebbene non riuscissi davvero a capacitarmi di cosa avessi fatto di tanto sbagliato.


9) Colla Coccoina


La colla Coccoina alla mandorla con applicatore a pennello
immagine da eurocopie.net

La Coccoina la usavano i miei genitori, poi con l'avvento delle colle in stick cadde presto nel dimenticatoio. Qualcuno ogni tanto la portava in classe, e ci trovavamo tutti intorno, incuriositi, ad osservare la sua confezione, il suo applicatore a forma di pennello ma soprattutto il suo inconfondibile aroma alla mandorla, che richiamava inequivocabilmente l'orzata che provai in quel bar di Fiera di Primiero (TN).


10) Penna sferografica


Penna sferografica della Pelikan con cartucce di ricambio
immagine da ebay.it

Vidi per la prima volta una penna sferografica durante il catechismo, in mano a dei bambini che frequentavano un'altra scuola. Perché noi dovevamo usare le stilografiche mentre loro ne erano esentati? Provai un misto di invidia e rabbia, che in men che non si dica convogliai in sfottò: forse non la utilizzavano perché non ne erano in grado?
Forse era stata ideata, con tanto di simil-cartucce, per ovviare alla loro incapacità?

Trascorsi la mia infanzia a deridere ogni possessore di "sferografica", che per me rimase una biro che si credeva una stilo (comprese le sue "cartucce" intercambiabili).


11) Penna multicolore profumata


Penna multicolore profumata
immagine da eurocopie.net

Quale bambino non l'ha mai avuta? Attraverso un meccanismo a molla, era possibile selezionare dieci colori dotati di altrettante profumazioni, che sebbene fossero specificate nella confezione, risultavano alla fine molto simili.

La mia si inceppò quasi subito, visti i miei tentativi di usare più colori contemporaneamente; rimase così in astuccio, valida solo come chillum: aspirandone cioè piene boccate e assaporando lo strano sapore di tutte le fragranze mescolate. 


12) Gomma pane


La gomma pane
immagine da eurocopie.net


Mi imbattei nella gomma pane in seconda elementare, quando un compagno me offrì un pezzo. All'inizio capii "gomma panic": pensavo fosse il suo nome commerciale, e per i primi tempi la chiamai così.

Nessuno la usava per cancellare, ma per ingannare il tempo durante le lezioni: la si tirava, la si comprimeva, si modellavano personaggi e animali. Qualcuno realizzava dei soggetti sconci, ma alla prima avvisaglia di pericolo veniva ricompattata, eliminando ogni prova ed evitando le ire della suora con la conseguente convocazione dei genitori.


E voi? Quali di questi articoli ricordate?
Avete qualche aneddoto da condividere?
Fatelo sapere nei commenti!


Nino Baldan


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. 12 giocattoli anni '90 che hanno segnato la mia tarda infanzia

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14 commenti:

  1. POsso solo dirti: quanti ricordi!!! Mi viene da pensare a quanto fossero inutili certe cose che usavamo a scuola, ma comunque ci siamo lo stesso affezionati :)

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    1. Ciao Fabrizio!
      Sono contento di aver svegliato i tuoi ricordi e che negli aneddoti ti sia trovato anche tu!

      Quello che da profano mi chiedo: chissà se i bambini di oggi abbiano la stessa attrezzatura che usavamo noi, o se nel frattempo sia cambiato tutto...

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  2. A parte le stilo che non usavo, le altre le usavo tutte.
    Da me si usava molto anche la colla Vinavil e il DAS.

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    1. Ciao Pirkaf!
      Scopro ora di quanto la stilografica fosse così poco diffusa già all'epoca :D

      Il DAS lo usavamo anche noi per i "lavoretti" di Natale, mentre la Vinavil ce l'aveva mio nonno per il compensato: a scuola era severamente proibita, e non ricordo di averla mai vista all'interno di una classe.

      Faró un altro post con il resto del materiale extra-astuccio come i diari, il DAS (appunto) ma soprattutto I REGOLI! :)

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  3. Mi ha colpito la storia della stilo: abbiamo la stessa età ma io proprio mai usata (se non alle medie, per arte).
    Ho scritto prima con la replay cancellabile (i primi due anni), poi dalla terza elementare la biro normale... Strana questa cosa, credevo che le stilo non si usassero più regolarmente dagli anni '60! :o

    Moz-

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    1. Come ho scritto, in altre scuole la stilografica non era adottata, ma non pensavo di esserne tra i pochi utilizzatori degli anni '80 e '90! Pensa che invece alle medie per arte usavamo i pennini con le boccette di china :D

      Allora hanno ragione quando mi definiscono "vecchio" o quando leggono i miei post e pensano che abbia almeno sessant'anni (ti garantisco che è successo in più di un'occasione) ;) :D Lo stesso quando ho raccontato che alla materna ci facevano MARCIARE: pensavo fosse la cosa più normale del mondo, ma in cambio ho ottenuto solo battute del tipo "vi facevano anche cantare Giovinezza?" oppure "ai tempi della seconda guerra mondiale o ancora della prima?". :D

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    2. Oh, poi dicono che è il Sud a essere arretrato!! XD

      Moz-

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    3. Non era tanto arrettratezza quanto "passione per il vintage" :D
      E quella, come dimostriamo noi, non conosce latitudini ;)

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    4. Ora che ricordo mi regalarono almeno due penne stilo per la comunione, ma non me le facevano usare per la scuola per timore di perderle quindi finivano o a rimanere chiuse o finivano dentro l'agenda vicino il telefono di casa per segnare numeri o quant'altro.

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    5. Quindi, Pirkaf, neanche voi avevate l'OBBLIGO di utilizzarle in classe?...
      Più giungono commenti, più mi accorgo che forse eravamo solo noi a usare la stilografica alle elementari tra il 1989 e il 1994!!! :O

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  4. ahah la gomma pane era terribile, altroché! :D
    Dunque la matita Staedtler giallonera con cappuccio rosso ce lo ho ancora, idem la gomma.
    Dalle mie parti erano diffusissime le Pelikan bicolore (che poi hai detto tutto tu: la parte blu era una trappola :D).
    Poi c'era il mitico dualismo delle colle, Pritt o Uhu.
    La penna multicolore non era molto diffusa: i possessori finivano sempre per avere richieste di prestito temporaneo.
    Ma era molto costosa rispetto alle altre penne, immagino, quindi era ritenuta una cosa superflua!

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    1. La penna multicolore superflua lo era davvero: veniva regalata ai bambini più come giocattolo che come strumento didattico :)

      Qui tutti abbiamo una curiosità, Riccardo: tu la utilizzavi la stilografica a scuola? :D

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  5. Ho iniziato le elementari a fine anni 80 in provincia di Padova e le stilografiche erano più estinte dei dinosauri. Però i banchi erano provvisti di foro per il calamaio. Circa le altre cose, le ho usate più o meno tutte. (La maestra era della squadra UHU)
    Ma vogliamo parlare delle gomme circolari a "rondella", delle forbici di plastica che non tagliavano, degli aristocratici pastelli ad olio?

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    1. Ciao CeleTheRef e grazie per le testimonianze: più commenti leggo e più mi rendo conto che le stilografiche fossero in uso solo nella mia scuola :D

      I banchi con il foro per il calamaio li ho trovati anch'io alle medie (e difatti li guardavo incantato, come se di colpo mi fossi trovato nel 1800) mentre le gomme a rondella le ho viste usare da mia madre per la macchina da scrivere.
      Le forbici in plastica, quelle che non tagliavano neanche un A4, erano un "must" degli astucci precostituiti dell'epoca: la loro inutilità era tale da farmi pensare che fossero dei semplici "segnaposto" in attesa di essere sostituite da quelle "vere", troppo costose per far parte del bundle :)

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